LA SOLITUDINE DEI CUBANI

di Carlos Carralero

 

Una, volta riflettendo sulle conseguenze disastrose che ha prodotto la mancanza di unione e l'eterno tira e molla tra molti cubani, sono arrivato a una strana conclusione, quella che in un tentativo di  concepire la riflessione, descrissi dopo, titolandola, Itinerario Spirituale dei Cubani.

Non è una invenzione, e neanche falsa illusione affermare - inquadrando il nostro popolo in una identità, più o meno precisa - che i cubani posseggono virtù, degne di nota: fantasia, creatività e carattere imprenditoriale, sono qualità che classifichiamo, tra le prime al mondo.

La produzione letteraria, musicale,  e compreso della ricchezza materiale, sono cose per le quali il cubano sta più preparato che molti altri popoli del mondo. I risultati della diaspora cubana, costituiscono una prova incontrovertibile di ciò che affermo qui. Ma, facciamo una parentesi per insistere su di un aspetto, nel quale non solo valgono le individualità. C'è di che essere uniti, sopra tutto, nei casi in cui si debba togliere di mezzo una tirannia retta da uomini senza scrupoli. Precisamente, questo è il nostro caso. Nel campo politico, a mio giudizio, abbiamo a che fare con le peggiori virtù (non parlo solo delle ingenuità tropicali). Non per caso, siamo arrivati ultimi alla meta della liberazione, in determinati, momenti storici: l'indipendenza dalla Spagna, alla fine del secolo XIX, ci giunse molto dopo che alla maggioranza delle colonie americane. Ora, l’oppressione alla quale ci hanno sottomesso due fratelli, discendenti di spagnoli (ovvero galiziani), -come una linea tra due (permettetemi di usare il fraseggio pelotero: giocatore di basse boll), pica...pica (rimbalza) e si estende.

Forse per i non cubani, sia esagerata la comparazione del nostro itinerario spirituale con quello degli ebrei. E' certo che il nostro è stato più corto, ma meno lunga è anche la nostra capacità d’unione.

Fidel Castro, al quale in analogia con l'itinerario spirituale degli ebrei, ha definito come il nostro deserto, è un megalomane, che mai si è rassegnato a realizzarsi in altro ramo della vita umana che non fosse il potere; con una totale assenza di scrupoli nella sua coscienza, si è servito, per beneficio personale, non solo delle esperienze storiche, imitando aspetti di tristemente celebri personaggi; si serve anche dei trattati che rafforzano le ambizioni di potere. Nel libro la prigione feconda, Mario Mencia - forse senza pretenderlo - attraverso della descrizione dei testi letti da Castro nell'Isola dei Pini, ci rivela, quale può essere la bibliografia prediletta di un futuro tiranno; ancor più che con Batista, che fu un dittatore esistevano certe garanzie.

Gli articoli o notizie in merito all'ultimo tratto dell'itinerario di Posada Carriles e gli altri due cubani arrestati dall'FBI negli Stati Uniti, pubblicati giorni fa, potrebbero essere per tutti i cubani, istruttivi. Uno degli autori dei menzionati articoli, diceva che se Fidel Castro, per l'economia del paese, avesse ottenuto uguale successo come quello per i suoi servizi segreti, Cuba sarebbe uno dei paesi più sviluppati del mondo. Afferma inoltre che se i cubani dell'esilio, in maturità politica e intelligenza combattiva avrebbero raggiunto un risultato simile a quello ottenuto in campo economico, la nostra isola, sarebbe già libera. Io penso anche, che se i cubani di dentro, non ci fossimo fatti manipolare e dividere come in realtà è successo e se tutto l'esilio si fosse dedicato con passione e trasparenza alla opera di abbattere il tiranno, saremmo già liberi.

Prima di venire in esilio, io speravo di incontrare una Europa più interessata alla cultura in generale, più informata della realtà cubana; meno castrista, meno anti americanista. Pero, questa scoperta, non fu tanto drammatico per me, come l'altro: mi immaginavo un esilio, meno diviso, e con una certa coesione politica. Niente di questo. All'inizio degli anni novanta, stando in Cuba, giunsi a pensare che il castrismo si distruggeva, senza immaginarmi che i "democratici" europei, andavano a sostenere la bestia ferita e di seguito alimentarla con lire, pesetas, franchi, sterline, marchi e perfino con verdi dollari. Se ai dirigenti di partiti politici di Sinistra e Destra del vecchio continente (più vecchio di quanto molti si immaginano), gli chiedono una definizione su Castro, diranno ipocritamente, che è un dittatore; molti lo chiameranno tiranno, alcuni assassino. Gli stessi che si dispongono a dargli il giusto titolo, trattano e fanno affari con lui, gli danno ossigeno: sinonimo di fame e repressione per il suo popolo.

Confesso sinceramente, che di fronte a molti cubani dell'esilio, mi tolgo il cappello; con infinito rispetto, li menziono e ricordo, ogni volta che lo considero necessario; e per loro chiedo a Dio, molta salute, perché possano vedere il trionfo che si meritano, nella lotta contro il castrismo. Diversi di loro, degni cubani, sono sopravvissuti con dignità indescrivibile, alle sofferenze delle carceri castriste. Abbondano i nomi. Senza dubbio, esiste una parte della diaspora, che più che dividere gli esiliati, fa il gioco di Castro, senza contare le migliaia di agenti che sono al suo servizio, senza limite al suo egoismo: ha investito milioni di dollari in propaganda e spionaggio fuori e dentro di Cuba, mentre il suo popolo muore di fame e disperazione.

Jorge Más Canosa, con i difetti che come uomo o politico potrà aver avuto, lasciò un vuoto alla sua morte in conseguenza di un tumore: prodotto per un mal funzionamento delle sue proprie cellule o delle cellule castriste, infiltrate nel suo corpo politico? Quello che rimane della sua organizzazione, in quello che si riferisce a posizione e intransigenza politica, non è neanche l'ombra di quella proiettata da Jorge Mas Senior. Non entriamo nei dettagli della nuova Fondazione Cubano Americana.

Anche nell'esilio esistono gli intellettuali, che difendono posizioni ambigue. Per esempio, vanno dal risentito nipote di Che Guevara, perché difenda la memoria di un assassino con critiche a un altro criminale, simile al nonno. Che valore può avere la difesa di una ideologia senza valori umani; di quelli che dicono di credere nei principi: che per sopravvivere, devono dargli la mano, alla essenza di cui i loro teorici o difensori attaccano: il capitale. Questa ideologia, se cosi la vogliamo chiamare, non fu più che un orrore, come lo fu il nazismo (del quale si è detto tutto), la cui storia aperta per nefasta che sia stata, serve ancora per nascondere e giustificare, quello che il Libro Nero del Comunismo rivela. Questi stessi "intellettuali", giustificano lo sproposito di Raul Rivero a Portorico, i dissidenti che dentro l'isola, fanno il gioco a Castro, in una costante lotta per dividere e confondere; sono quelli che, come l'ex scrittore di corte, Norberto Fuentes, lodano (includendo i testicoli), la salute del “cavallo”, Castro. Non vi pare di bassa lega? Per colmo, gli augurano centoventi anni di vita alla bestia. Il peggio di tutta questa catena di fatti apparentemente incongruenti, è che questi svergognati protagonisti dell'ambiguità, la complicità e la malafede, vivono nell'esilio, godono dello status di rifugiati politici e sono a volte finanziati, da organismi internazionali. Compresa la "desUnione Europea". Questa grande istituzione, i cui dirigenti vanno a firmare la soppressione dell'embargo di armi alla Cina, si danno il lusso di ignorare le avvertenze dei rifugiati iraniani che vivono sul suo territorio, quando danno l’allerta in merito al pericolo di mantenere una posizione blanda, di fronte al progetto bellico dell'Iran, che pericolosamente punta contro la sicurezza dell'occidente; questi selezionati esponenti della U.E. si trovano d'accordo per alleviare il castrismo, togliendo le sanzioni imposte nel 2003; premiando un dittatore, per aver scarcerato 14 dissidenti infermi - tra i più famosi, di fronte alla opinione pubblica internazionale, - e in seguito condannare più di 20, meno conosciuti e reprimere tutta la dissidenza interna e continuare a calpestare i diritti umani di tutto il popolo.

La Unione Europea, non trattiene la politica spagnola zapaterista, di avvicinamento e appoggio al pericoloso Chavez che con la consulenza del lupo cubano, vuole estendere la "Rivoluzione Bolivariana" al continente sudamericano: una promessa di nuovo terrorismo in America Latina e chi sa....Un intento di liquidare e annullare la resistenza dei latinoamericani, per lottare contro il male, come lo hanno fatto a Cuba, contro il castrismo. Il presidente italiano, Silvio Berlusconi, capo della Destra, giorni fa, fu criticato dalla Sinistra (se la cercò), per aver commesso l'intorto, prima,di allertare il suo popolo del pericolo rosso, e dopo, lasciarsi baciare dal diavolo rosso Chavez.Qui il bacio, ha un grande peso; almeno in quello che si riferisce alla critica pubblica. Andreotti, che è in politica da sessanta anni (è passato per tutti i ministeri italiani dalla fondazione della repubblica, ora senatore vitalizio), ha vinto quindici processi nei quali lo hanno accusato di associazione mafiosa, per essersi lasciato baciare dal capo mafioso Totò Rina. Questo esempio, anche  se può sembrare triviale, è parte degli errori politici, commessi da Berlusconi - che sta per convertirsi nel primo italiano che conclude un mandato nella storia repubblicana di questo paese: un record - . Meno male - per noi dissidenti in Italia, che anche con slittamenti, è la destra che ha governato in questi cinque anni.

Tornando agli arresti di cubani da parte dell'FBI, non possiamo passare sopra al fatto che non è la prima volta che questo succede con nostri connazionali che preparano un attentato a Castro. Mi pare che la ultima volta che si è resa pubblica una notizia simile, si trattava di cubani arrestati in Santo Domingo. Non sono sicuro che al dittatore cubano, qualcuno gli abbia lanciato, qualche volta, almeno, una lametta da radersi. Senza dubbio, a me questi giochi, dove intervengono gli Stati Uniti, Mi conducono una volta in più alla verità che ci rivela la attitudine dei governi americani, in relazione a Cuba. Lontani da assediare Castro - come dicono i difensori del castrismo - i governi statunitensi, hanno contribuito alla lunga del nostro dramma, in primo luogo, a peggiorare e ad assediare la loro immagine; a far crescere l'odio che molte volte ingiustificato professano milioni di persone verso la grande nazione; per secondo, hanno fortificato il dittatore nella sua astuta politica di dare la colpa dei suoi fallimenti ad altri e sopratutto, all'impero che tanti, a volte ingiustificatamente, ripeto, odiano. Questo non è un segreto, e lo hanno trattato molti pensatori: l'odio verso gli Stati Uniti, è più grande, irrazionale e basso di quello che la maggior parte del popolo americano possa immaginare. Cito di nuovo Herman Hasse: " E' una tendenza primitiva, quella di odiare tutto quello, che si teme. La CIA da parte sua, in certi momenti - come si legge in uno degli accertati articoli che a proposito si sono pubblicati negli ultimi giorni - certe volte senza volerlo - propone una chiave di interpretazione. Da sembrare bizzarra. Castro per qualcuno è il migliore agente della CIA a Cuba.

Che cosa rimane ai cubani? Unirci se vogliamo vincere più rapidamente il mostro, che non guarda in faccia a niente, ne a nessuno. In analogia con il cammino ebreo, per me la unione tra i cubani, è il rio Giordano. Dobbiamo trovare la strada di arrivare lì, soli, lasciandoci dietro, egoismo, desiderio di protagonismo, e anteponendo, la UMILTA'.

 

LA SOLEDAD DE LOS CUBANOS

Por Carlos Carralero
Columnista

Una vez, reflexionando acerca de las consecuencias desastrosas que ha producido la falta de unión y el eterno Estira y Encoge entre muchos cubanos, llegué a una extraña conclusión, la que en un intento de conceptuar la reflexión, describí después, titulándola, Itinerario Espiritual de los Cubanos.

No es invención, ni tampoco falsa ilusión afirmar - encuadrando a nuestro pueblo en una identidad, más o menos precisa - que los cubanos poseen virtudes, dignas de destacar: fantasía, creatividad y carácter emprendedor, son rasgos en los que clasificamos, entre los primeros del mundo.

La producción literaria, musical e incluso de riquezas materiales, son cosas para las que el cubano está más preparado que muchos pueblos del mundo. Los logros de la diáspora cubana, constituyen una prueba fehaciente, de lo que reclamo aquí. Pero, hagamos un paréntesis para insistir sobre un aspecto, en el que no sólo valen las individualidades. Hay que ser unido, sobre todo, en los casos en que haya que quitarse del medio una tiranía regida por hombres sin escrúpulos. Precisamente, ese es el caso nuestro. En lo político, a mi juicio, contamos con las peores de las virtudes ( no hablo sólo de las ingenuidades tropicales.) No por casualidad, hemos llegado últmos a la meta de la liberación, en determinados, momentos históricos: la independencia de la España, a finales del siglo XIX, nos llegó mucho después que a la mayoría de las colonias americanas. Ahora, la opresión a la que nos han sometido dos hermanos, descendientes de españoles (gallegos más bein), -como una linea entre dos ( permítaseme utilizar el hargot pelotero) , pica…pica y se extiende.

Quizá para los no cubanos, resulte exagerada la comparación de nuestro itinerario espiritual con el de los hebreos. Es cierto que el nuestro ha sido más corto, pero menos larga es también nuestra capacidad de unión.

Fidel Castro, al que en analogía con el itinerario espiritual de los hebreos, defino como nuestro desierto, es un megalómano, que nunca se resignó a realizarse en otra rama de la vida humana que no fuera la del poder; con una total ausencia de escrúpulos en su conciencia, se ha servido, para beneficio personal, no sólo de las experiencias históricas, imitando rasgos de tristemente célebres personajes; se vale también de los tratados que refuerzan las ambiciones de poder. En el libro, La Prisión Fecunda, Mario Mencia - quizá sin pretenderlo - a través de la descripción de los textos leídos por Castro en Isla de Pinos, nos revela, cuál puede ser la bibliografía predilecta de un futuro tirano; además que con Batista, que fue un dictador existían ciertas garantías

Los artículos y noticias que acerca del último trazo del itinerario de Posadas Carriles y los otros dos cubanos arrestados por el FBI en Estados Unidos, publicados en días pasados, podrían ser para todos los cubanos, aleccionadores. Uno de los autores de los mencionados escritos, decía que si Fidel Castro, para la economía del país, hubiera obtenido igual éxito que para sus servicios secretos, Cuba fuera uno de los países má desarrollados del mundo. Afirma además que si los cubanos del exilio, en madurez política e inteligencia combativa hubieran alcanzado un logro similar al obtenido en lo económico, nuestro Isla, sería ya libre. Pienso también yo, que si los cubanos de dentro, no nos hubiéramos dejado manipular y dividir como en realidad ha ocurrido y si todo el exilio se hubiera dedicado con pasión y transparencia a la obra de derrotar al tirano, seríamos ya libres.

Antes de venir al exilio, yo esperaba encontrar una Europa más interesada de la cultura en general, más informada acerca de la realidad cubana; menos castrista, menos antiamericanista. Pero, ese descubrimiento, no fue tan dramático para mí, como el otro: me imaginaba un exilio, menos dividido y con cierta cohesión política. Nada de eso. Al inicio de los años noventa, estando en Cuba, llegué a pensar que el castrismo se derrumbaba, sin imaginarme que los europeos “democráticos”, iban a levantar a la bestia herida y luego, alimentarla con liras, pesetas, francos, libras esterlinas, marcos y hasta con verdes fulas. Si a los dirigentes de partidos políticos de Izquierda y Derecha del viejo continente (más viejo de lo que muchos se imaginan), les pidiran una definición acerca de Castro, dirán hipócritamente, que es un dictador; muchos lo llamarían tirano, algunos asesino. Esos mismos que se atreven a darle el justo título, tratan y hacen negocios con él, le dan oxígeno :sinónimo de hambre y represión para su pueblo.

Confieso sinceramente, que ante muchos de los cubanos del exilio, me quito el sombrero; con infinito respeto, los menciono y recuerdo, cada vez que lo considero necessario; y para ellos pido a Dios, mucha salud, para que puedan ver el triunfo que ellos se merecen, en la lucha contra el castrismo. Varios de esos dignos cubanos, sobrevivieron con dignidad indescriptible, los sufrimientos de las cárceles castristas. Abundan los nombres. Sin embargo, existe una parte de la diáspora, que más que dividir al exilio, hace el juego a Castro, sin contar los miles de agentes con que cuenta este hombre, sin límites en su egoísmo: que ha invertido millones de dólares en propaganda y espionaje fuera y dentro de Cuba, mientras su pueblo muere de hambre y desesperanza.

Jorge Más Canosa, con los defectos que como hombre o político podría haber tenido, dejó un vacío al morir a consecuencia de un tumor: producido por un mal funcionamiento de sus propias células o de las células castristas, infiltradas en su cuerpo político ? Lo que queda de su organización, en lo que se refiere a posición e intransigencia política, no es ni la sombra de aquella proyectada por Jorge Mas Senior. No entremos en los detalles de la nueva Fundación Cubano Americana.

Existen también en el exilio los intelectuales, que defienden posiciones ambiguas. Por ejemplo, se llevan al resentido nieto de Che Guevara, para que defienda la memoria de un asesino con críticas a otro criminal, similar al abuelo. Qué valor puede tener la defensa a una ideología sin valor humano; de los que dicen creer en principios: que para sobrevivir, tienen que echarle mano, a la esencia de lo que sus teóricos o defensores atacan: el capital. Esa ideología, si así le quieren llamar, no fue más que un horror, como lo fue el nazismo ( del que se ha dicho todo), cuya historia, abierta por nefasta que haya sido, sirve aún para esconder y justificar, lo que el Libro Negro del Comunismo revela. Esos mismos “intelectuales”, justifican el despropósito de Raúl Rivero en Puerto Rico, a los disidentes que dentro de la Isla, hacen el juego e Castro, en una constante lucha por dividir y confundir; son los que, como el ex escritor de corte, Norberto Fuentes, alaban (incluyendo los testículos), la salud del caballo, Castro. No les parece baja esta postura? Para colmo, le desean ciento veinte años de vida a la bestia. Lo peor de toda esta cadena de hechos aparentemente incongruentes, es que estos desvergonzados protagonistas de la ambigüedad, la complicidad y la mala fe, viven en el exilio, gozan del status de refugiados políticos y son a veces financiados, por organismos internacionales. Incluso por la “desUnión Europea”. Esta gran institución, cuyos dirigentes se van a firmar el levantamiento del embargo de armas a China, se dan el lujo de desoír las advertencias de refugiados iraníes que viven en su territorio, cuando alertan acerca del peligro de mantener una posición blanda, ante el proyecto bélico del Irán, que peligrosamente apunta contra la seguridad del occidente; esos distinguidos exponentes de la UE, se ponen de acuerdo para aliviar al castrismo, levantándole la sanción impuesta en el 2003; premiando a un dictador, por haber excarcelado catorce disidentes enfermos - entre los más famosos, ante la opinión publica internacional - y luego condenar a más de veinte, menos conocidos y reprimir a toda la disidencia interna y seguir pisoteando los Derechos Humanos de todo el pueblo.

La Unión Europea, no detiene la política española zapaterista, de acercamiento y apoyo al peligroso Chávez que con el asesoramiento del lobo cubano, quiere extender la Revolución Bolivariana al continente sudamericano: una promesa de nuevo terrorismo en América Latina y quién sabe…Un intento de liquidar y anular la resistencia de los latinoamericanos, para luchar contra el mal, como lo ha hecho en Cuba, el castrismo. El presidente italiano, Silvio Berlusconi, jefe de la Derecha, en días pasados, fue criticado por la Izquierda (se lo buscó), por haber cometido el entuerto, de alertar a su pueblo del peligro rojo, primero, y dejarse besar por el diablo rojo, Chavez después. Aquí el beso, tienen gran peso; al menos en lo que se refiere a la crítica pública. Andreotti, que lleva sesenta años en política (pasó por todos los ministerios italianos desde la fundación de la república, ahora senador vitalizio), ha vencido quince procesos en los que lo acusan por asociación mafiosa, por haberse dejado besar por el capo mafioso Totò Rina. Este ejemplo, aunque parezca trivial, es parte de los errores políticos, cometidos por Berlusconi - quien está por convertirse en el primer italiano que concluye un mandato en la historia republicana de este país: un récord - . Menos mal - para nosotros los disidentes en Italia, que aunque con patinazos, es la derecha la que ha gobernado en estos cinco años.

Volviendo a los arrestos de cubanos por el FBI, no podemos pasar por alto el hecho de que no es la primera vez que esto sucede con nuestros connacionales que preparan un atentado a Castro. Me parece que la última vez que se hizo pública una noticia similar, trataba de cubanos arrestados en Santo Domingo. No estoy seguro que al dictador cubano, alguien le haya lanzado, alguna vez, al menos, una cuchilla de afeitar. Sin embargo, a mí estos juegos, donde interviene Estados Unidos, me conducen una vez más a la verdad que nos revela la actitud de los gobiernos americanos, en relación con Cuba. Lejos de asediar a Castro - como dicen los defensores del castrismo – los gobiernos estadounidenses, han contribuido a lo largo de nuestro drama, en primer lugar, a empeorar y asediar su propia imagen; a hacer crecer el odio que muchas veces injustificado profesan millones de personas hacia la gran nación; en segundo, han fortalecido al dictador en su astuta política de dar la culpa de los fracasos a otros y sobre todo, al imperio que tantos, a veces injustificadamente, reitero, odian. Esto no es un secreto, y lo han tratado muchos pensadores: el odio hacia a los Estados Unidos, es más grande, irracional y bajo de lo que la mayor parte del pueblo americano pueda imaginar. Cito de nuevo a Herman Hasse: “ Es una tendencia primitiva, la de odiar a todo aquello, a lo cual se teme. La CIA por su parte, en ciertos momentos - como se lee en uno de los acertados artículos que a propósito se han publicado en los últimos días - tal vez sin quererlo -propone una clave de interpretación. Al parecer estrambótica. Castro para algunos es el mejor agente CIA en Cuba.

Que cosa nos queda a los cubanos? Unirnos si queremos vencer más rápido al monstruo, que no tiene miramientos con nada, ni con nadie. En analogía con el camino hebreo, para mí la unión entre los cubanos, es el rio Jordán. Tenemos que tratar de llegar allí, solos, dejando atrás, egoísmo, deseos de protagonismo y colocando delante, la HUMILDAD.