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UN RECLUSO MUORE DOPO AVERSI TAGLIATO LE VENE A CUBA IL recluso Miguel Fiallo del centro penitenziario della provincia Ciego de Avila a Cuba, muore dissanguato. Col tentativo di attirare l’attenzione delle autorità penitenziarie, perché questi non gli davano la cura medica che lui richiedeva, si taglia le vene. Le guardie della prigione, invece di aiutarlo, lo hanno legato alle inferriate; hanno testimoniato i prigionieri delle celle vicine che lo hanno sentito gridare e lamentarsi. L’esilio cubano esige al governo killer di Fidel Castro, di rispondere per quest’omicidio. Unì altro crimine che non deve passare impune. Vorremo ricordare all’Opinione Pubblica che decine di persone, sono morte a Cuba per la mancanza della cultura del rispetto al prigioniero, fra le autorità. Il caso più rinomato nella storia delle prigioni castriste è quello del giovane dirigente universitario, Pedro Luis Boitel, morto durante lo sciopero della fame, all’inizio degli anni Sessanta, perché non fu assistito dalle autorità carcerarie. Migliaia di cubani, sono morti nello Stretto della Florida, cercando – non il sogno americano – di uscire dall’incubo cubano, imposto da Castro e il suo gruppo di canaglie. Una parte di cui è finita in bocca agli squali. Il resto sotto il piombo delle armi usate della Guardia Costiera Castro comunista. Molti cubani ricordano con tristezza e indignazione i massacri di: Rio Canimar e del traghetto, “13 Marzo”. Non ne parliamo dei Tribunali Rivoluzionario: storia più conosciuta. Il popolo cubano si trova, in pratica legata, con poche possibilità e ormai - scarse capacità di resistenza - annientate dal regime con il costante messaggio sublimale, in cui va una dose grande di terrore. Abbiamo più che mai, bisogno di comprensione da parte del mondo civile. Dobbiamo lasciare da parte, al meno, per una volta, gli interessi economici e ideologici. Ricordiamoci del principio supremo della democrazia: il rispetto dei Diritti del cittadino.
Carlos Carralero.
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