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IL TENERO RUOLO DELLA CHIESA CUBANA NEI CONFRONTI DEL REGIME CASTRISTA.
Nei primi mesi della accesa di Fidel Castro al potere. La chiesa cubana ebbe un’accoglienza dei rivoluzionari e quindi appoggiava certe misure rivoluzionarie come la Riforma Agraria. La corsa del castrismo verso il totalitarismo ed il riavvicinamento all’Unione Sovietica lascia perplessi i religiosi. Il 7 Agosto 1960, la gerarchia cattolica dell’Avana pubblica una circolare su cui si critica l’instaurazione dei rapporti commerciale e culturale con l’Unione sovietica. Alla fine del 1960 le tensioni tra la Chiesa ed il governo rivoluzionario aumentano e in pratica scompaiono i quotidiani indipendenti. Persino il Diario della Marina, il che difendeva le posizioni teologiche e sociali era stato confiscato. La rivista cattolica, la “Quimera”, per decisione del suo direttore, smette di pubblicare le solite pagine per paura allo scontro diretto con regime. IL 4 Dicembre 1960, l’Episcopato inviò una lettera al primo ministro, Fidel Castro, nella quale s’esprimeva il dispiacere che provava, per l’espulsione, minacce di distorsione e, detenzioni e per la campagna antireligiosa intrapresa dal governo e per la censura nei confronti dei loro scritti. Nei primi
mesi del 1961 furono espulsi 131 A partire dell'anno 1961 molte famiglie cattoliche, tramite l’operazione Peter Pan, mandarono i figli in Florida, per evitarli l’educazione comunista. Il trionfo delle milizie castriste sui cubani sbarcati sulla Baia dei Porci nell’Aprile 1961, concesse a Castro l’opportunità di schierarsi definitivamente dal lato dei sovietici. Il 19 di quel mese, il futuro tiranno di Cuba, dichiara il carattere socialista della sua Rivoluzione. .L’appoggio sovietico faceva diventare il potere castrista più solido, e lo slogan ogni volta erano più radicali più aggressivi e mirati ad una campagna contro gli Stati Uniti. La crisi dei missili nel 1962, ne dimostrò la decisione di Fidel Castro, di fare la guerra agli americani. Castro, disse a Kruscev che era pronto a sacrificare a Cuba: non gli interessava la distruzione dell’Isola nemmeno di una gran parte del mondo. Il 11 Agosto 1961, Fidel Castro, in uno dei suoi lunghi discorsi, non solo critica la Chiesa Cattolica; usando le sue capacità politiche; e lo storico eufemismo, infligge un colpo basso alla chiesa e alla psicologia del popolo. Era in pratica il colpo finale alle libertà religiose. Quello storico giorno, il dittatore dice: “ Mi piacerebbe sentire la Chiesa, criticare i crimini dell’imperialismo”. Chi condanna una Rivoluzione, la qual è a fianco dei poveri, della classe umile e predica, l’amore per il prossimo e la solidarietà tra gli uomini, coloro che criticano la Rivoluzione, tradisce Cristo. Un alibi per togliere le ali alle libertà religiose.
Lo stermino dei partigiani nella montagna dell’Escambray, e lo sfratto alle famiglie contadine che appoggiavano la resistenza lascia i cubani, nel periodo che va dal 1961 al 1966, attoniti e terrorizzati. Nel 1965, per giunta, Castro istaura l’UMAP (campi di Lavoro Forzato) nella provincia di Camaguey, dove mandava omosessuali, hippy e religioso e persone che dimostravano avere un atteggiamento critico verso le misure comuniste. Persino l’attuale cardinale cubano, Jaime Ortega, allora giovane prete, finì nell’UMAP. Ormai tutto era perso ed il terrore incominciava a calare la coscienza dei cubani. Un prete, Miguel Angel Loredo, per cercare di proteggere un profugo, subì un processo e fu condannato a quindici anni di prigione di cui scontò dieci. Quest’atmosfera di terrore e di debolezza del popolo nei confronti di un regime crudele, allontanò completamente, la maggioranza dei cubani dai tempi. Una corsa verso la Santeria incominciò nell'Isola. Cortili o angoli delle abitazioni costituivano i tempi per tanti cubani che allargarono il sincretismo religioso fino all’Oriente di Cuba. Ormai, le zone che praticavano lo spiritismo o la religione cristiana, diventarono praticanti della religione afro cubana, santeria. La fede consegnata a Saturno, divorava la coscienza e la resistenza dei cubani; allora si sviluppava la definita dagli psicologi, Indefensione (nullità nelle capacità di difesa dell’essere umano). La fine
degli anni Sessanta segnò la fine del metodo della resistenza violenta.
Dieci anni di silenzio quasi assoluto (periodo nel quale nemmeno la
chiesa fece sentire la sua voce), trascorsero fino al 1976, data in cui
si fonda il Comitato Cubani per i Diritti Umani, nella prigione,
“Combinado dell’Este” a L’Habana Il silenzio della chiesa fu molto lungo. Nel 1993, sembra aversi svegliato del lungo letargo e scrisse la Lettera Pastorale, intitolata, “El Amor todo lo Espera”. Un documento alquanto critico della situazione d’immobilismo economico. Una sorta di messaggio di riconciliazione e ricerca della speranza perduta, bensì resa. I cubani scoraggiati a non poter più, continuano a sperare che qualcuno da lontano: dall’Europa, l’America o dal cielo vada a liberarli, ma non sanno che il prezzo che stiamo pagando equivale al valore della fede consegnata. In ogni modo, l’atteggiamento poco energico della Chiesa a Cuba, ha ostacolato il ritmo di liberazione della coscienza cubana. Nel 1986 la Chiesa Cattolica Cubana, organizzò un incontro nazionale pubblicando un documento in cui inviava al governo, un messaggio che lasciava perplessi all’esilio. In poche parole, il messaggio affermava che il socialismo (il cubano compreso), poteva contribuire alla missione sociale della Chiesa. Un atteggiamento che molti cubani ritennero, lusingatore.
Carlos Carralero.
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