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UN ALTRO INCUBO NELLA LUNGA NOTTE DELL’ANGOSCIOSO SOGNO CUBANO; LA CASA In una sorta di Mein Kampf, nella sua aringa, “La Storia m’assolverà - letta (non scritta da lui, come ha fatto credere a molti), al tribunale che stava per condannarlo, a causa di provata violenza e crimini, commessi il 26 luglio 1953, contro i soldati della Caserma Moncada, a Santiago de Cuba, Fidel Castro, accusava il regime di Batista, d’essere responsabile del dramma di molti cubani. Sul documento, alla fine, lasciava, un elenco di provvedimenti in materia, economica, politica e sociale, che avrebbe fato attuare, il governo rivoluzionario, nel caso di trionfo; misure che la storia - la sua - più tardi s’occupava di dimostrare, erano solamente, una parte della farsa.
Pochi mesi
dopo il trionfo rivoluzionario, Castro, coi fatti, non solo contraddisse
ogni sua promessa. Cancellò le migliori leggi e lo sforzo realizzato
duranti d’anni di lotta, per creare una società civile, per eliminare la
corruzione e per mantenere la crescita economica sostenuta dai cubani, sin
dagli anni venti. Con la cosiddetta Legge Fondamentale, Castro abrogò le
conquiste raggiunte in seguito alla “Costituzione del 40”, sancita dal
primo governo (democratico) di Fulgencio Batista. Per quanto riguarda alla vicenda della casa, possiamo affermare che la mancanza d'abitazione, ha ingigantito nostro dramma nazionale. Si stima che
il numero di divorzi, nell’era castrista, sia cresciuto a Cuba, del 85%;
le ricerche di persone che solo in esilio possono parlare o scrivere di
problematiche, di cui a Cuba non si potrebbe per la censura e la
repressione, dimostrano che la causa principale di questo disastro, è, la
mancanza d’abitazione. I giovani che si sposano, non possono contare di
una casa nemmeno in affitto, perché affittare la proprietà è reato grave
nella Cuba di Castro. La mancanza di privacità nella copia di sposi,
finisce in lite e confusioni. Tante volte, il conflitto finisce in sangue.
Noi in famiglia siamo in tre fratelli. Nessuno è riuscito ad arriva Migliaia d’abitazioni, ville stupende; comprese quelle sul lungomare, di cui parlano gli italiani che vanno a Cuba, sono distrutte. Circa trent’anni fa, ho conosciuto una famiglia che abitava nel centro storico, di fronte alla Piazza San Francesco; una delle cinque grandi piazze nel centro storico (patrimonio dell’UNESCO.) Il capo famiglia, allora quasi anziano - muratore e falegname – aveva chiesto al famigerato Poder Popular, del comune, un permesso, per migliorare dentro la sua abitazione: pavimento, soffitto e muri interni; non glielo hanno permesso, perché, la ristrutturazione, riparazione, ecc, spetta allo Stato. Nel giro di pochi anni, quando il signore in questione era morto d’infarto, una parte del palazzo è venuta giù, compresa la sua abitazione. La vedova, è stata costretta ad abbandonare il palazzo e andare a vivere con decine di famiglie in rifugio. La maggior parte delle persone che come lei, finirono in un rifugio, hanno trovato la loro abitazione, nel cimitero: un dramma senza fine e confine. La mia
storia personale - senza esagerazione o risentimento e contando,
sull’onestà intellettuale - ci potrebbe portare a capire
Carlos Carralero, Milano, 5 ottobre 2005.
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